Lettura interpretativa di “ Fotocopie” di Sara Beinat

Premio Tragos 2013
Domenica 8 giugno 2014 ore 21

Teatro San Francesco – Via San Francesco 15 – Alessandria
Produzione Pro(getto)scena – regia di Maria Gabriella Giovannelli

Nell’ambito delle manifestazioni legate al “Settore Teatro” della V edizione dell’Alexandria Scriptori Festival, Pro(getto) scena realizza la lettura interpretativa del testo “Fotocopie” di Sara Beinat. Il testo affronta in maniera sarcastica e “graffiante” il tema della disoccupazione giovanile e delle “strategie esasperate” usate al giorno d’oggi per le assunzioni nelle aziende. Usando il titolo stesso, il testo potrebbe essere definito una “fotocopia” della situazione nella quale si trovano molti giovani che escono da Università con lauree e master e si trovano a dover ripiegare, se sono fortunati, su lavori spesso demotivanti e per nulla consoni alla loro preparazione.
Il testo ha ottenuto la Segnalazione Speciale Vincenzo Di Lalla alla XI edizione di Tragos con la seguente motivazione della Giuria: “Per l’originalità del tema trattato, per l’efficacia dell’uso del linguaggio che rivela una buona tecnica di scrittura drammaturgica; per i dialoghi ben costruiti; per la capacità di mantenere nel lettore l’interesse nei confronti di ciò che sta accadendo fino all’epilogo”.
Sara Beinat nasce in Germania da una famiglia di gelatai emigranti e ritorna nell’originario Friuli all’età di tre anni. Impara a leggere a cinque anni, a sette inizia a scrivere racconti e da allora non ha mai smesso, ottenendo riconoscimenti a concorsi letterari nazionali (2007 Bere il territorio, 2010 La gaia mensa, 2011 Wine on the road). Si laurea al Dams dell’Università di Udine con una tesi su un laboratorio teatrale tenuto all’OPP di Trieste ai tempi di Basaglia. Dopo il diploma conseguito presso l’accademia teatrale Città di Trieste, lavora come attrice in produzioni teatrali, cortometraggi, videoclip, performance e come voice over. Al momento porta avanti due progetti paralleli, uno con l’attrice Marta Riservato e l’altro con la compagnia ConsorzioScenico. Il testo Fotocopie rappresenta la sua prima incursione nel mondo drammaturgico.
Lettura scenica
Interpreti: Marcello Bestetti, Roberto Colombo, Alfredo Longo, Annagiulia Longo, Ylenia Proietto, Enrico Redaelli Spreafico. Regia di Maria Gabriella Giovannelli.


La sopravvivenza della drammaturgia: prospettive e limiti dell’editoria

Teatro Elfo Puccini
Milano
2013

Pro(getto)scena. Novembre 2013
Teatro Elfo Puccini – Sala Bausch – C.so Buenos Aires, 33 – Milano.
Nell’ambito delle manifestazioni per BookcityMilano 2013, si terrà la tavola rotonda” “La sopravvivenza della drammaturgia: prospettive e limiti dell’editoria”.
L’incontro è organizzato da Pro(getto)scena in collaborazione con Tragos, Concorso Europeo di Drammaturgia intitolato alla memoria di Ernesto Calindri.
Relatori: Maria Gabriella Giovannelli, Marco Calindri, Ombretta De Biase, Mario Mattia Giorgetti, Sandro Montalto, Margaret Rose.


Presentazione Sole Rosso

Giovedì 17 aprile ore 17,00
Genova, Stanza della Poesia, Palazzo Ducale

Incontro con i Poeti:
Mario Lopez, Il filosofo osceno, Matteo Chigi, Radici nell’etere, Maria Gabriella Giovannelli, Sole rosso,
Gianfranco Vacca, Cinepresa mistica, Tommy Gazzola, Rimembranze.

Ospiti: Luciano Neri


Sole rosso

Il libro è composto da tre brevi raccolte intitolate: “Terre di luna”, “Abisso dell’anima”, “Quella parte di noi”. La prima sezione nasce da un viaggio fatto dall’Autrice in Polonia e in Slovacchia. Maria Gabriella Giovannelli ripercorre le strade che furono teatro di atrocità ai tempi tragici del nazismo. Nelle sue poesie la natura sembra diventare partecipe di questo dolore, condividerlo e nello stesso tempo trovare un riscatto.

” … è in questa corona di liriche, svolta come un rosario di fotogrammi immobili, che le immagini ingombrano prepotentemente la scena in tutta la loro icasticità. Questi versi ci raccontano la tragedia di quell’est, travolto dalla furia devastante e insensata dell’uomo …. La sintassi nominale esasperata, l’insistenza sugli ossimori, l’uso intenso delle sinestesie ricostruiscono i contorni di una realtà, in cui la natura, nella sua desolante fissità, si tramuta in simbolo di una condizione, tanto che le presenze umane sono ridotte ad alberi, a pietre (“erba tra erba/albero tra alberi”) a oggetti inerti sullo sfondo … Questo orizzonte sospeso tra vegetale e inorganico, tra umano e disumano, è schiacciato tra una terra gonfia del piombo e del sangue dei vinti … e un cielo a cui ogni pino (“frecce rivolte al cielo”), ogni bosco, ogni girasole anela in una muta preghiera. …. Questa tensione verso l’alto … nella seconda sezione del libro si tramuta in dialettica, in scontro con quell’abisso che pare inghiottire ad ogni verso l’io, sprofondarlo nel vuoto. …. L’aspirazione a ricongiungersi con un cielo in cui risorgere s’infrange tra le onde turbinose di un mare in tempesta, dilegua nei mulinelli e nei marosi che lasciano affiorare pochi fotogrammi smangiati dalla polvere. … Se apparentemente ci troviamo dinnanzi ad una sofferenza individuale … siamo in realtà davanti ad una lucida riflessione sul male, a un dialogo con quella componente oscura dell’uomo che lo trasforma in carnefice, in assassino. E allora dall’io dell’autrice (“quella parte di me”) si ritorna ad una dimensione corale, che travalica le vicende personali e si collega, in una circolarità perfetta agli orrori adombrati nelle “Terre di luna”. …(dalla prefazione di Emanuele Spano)

“… Si può affermare senza ombra di dubbio che una poetica neolirica caratterizza il testo, originale in un’epoca nella quale prevalgono orfismi e sperimentalismi di vario genere, produttori, in massima parte, di tessuti linguistici oscuri. … La stragrande maggioranza delle poesie della raccolta sono formate da strofe e sono caratterizzate da versi cesellati e composti con molta attenzione, molto sorvegliati. Vengono dette parole come anima, esistenza e silenzio ad indicare una sentita riflessione sulla vita, la gioia e il dolore, il bene e il male. … Sole rosso si pone in una posizione a se stante nella produzione letteraria poetica italiana di questo inizio di millennio. “ (dalla recensione di Raffaele Piazza)

Dalla raccolta “Terre di luna”

Polonia

Pini allineati

lungo una linea infinita

frecce rivolte al cielo

come grani di rosario

imploranti.

Covoni

Zolle capovolte

dal ventre della terra

smossa.

Verdi quinte

pennellate dal sole

luccichii profondi

immaginati.

Sparse qua e là

macchie di girasoli

occhi

su steli rugosi alla ricerca del sole.

In mezzo ai campi

solitario

un covone come cupola di una chiesa.

Sole rosso

Riflessi di luce

vagheggiati nel silenzio

del buio più profondo.

Sale la luce di una nuova alba

a lungo attesa

sempre più nitida

sempre più intensa.

Radiante ricordo

ancor v1vo

di un tempo felice.

Cespugli, pascoli, ampie distese

un campanile pizzuto

sipari di montagne

bagnati dal sole.

I miei occhi

accecati di luce

vagano alla ricerca delle mie origini.

Dalla raccolta “Abisso dell’anima”

Abisso dell’ anima

Abisso dell’ anima

mulinelli trascinanti

in un profondo oscuro.

Come uno scoglio

Resto lì

abbandonata

come uno scoglio

caduto per caso

vicino alla riva.

Solchi profondi

rigano la mia anima.

Un’onda più alta

mi sommerge

e sprofondo nel vuoto

della mia esistenza.

Attesa

Alberi

puntati verso il cielo

come canne d’organo

in una pacata sinfonia

immaginario cerchio

di suoni e luci

immerso nel verde

più tenero

più cupo.

Pallidi raggi filtranti

come note basse

di una musica senza inizio

senza fine.

Lo sguardo sale

sempre più in alto

raggi di luce

come note profonde

si fondono con la mia anima

in attesa.

Dalla raccolta “Quella parte di noi”

Nonm chiedermi perchè

Ho corso su per sentieri

irti

sperando di vedere l’orizzonte.

Sono scesa

nei meandri della mia anima

senza trovare risposte.

Forte e debole

sicura e fragile

nocchiero

incapace di alzare le vele

della vita

e sfidare il mare

cupo

presagio di marosi gonfi

di schiuma bianca

sempre più alti.

Ho ammainato le vele

sono rimasta in porto

ferma

a guardare altri velieri

allontanarsi nel buio

e tornare con la luce dell’alba

le vele spinte dal vento caldo

di un’estate di sole.

Non chiedermi perché.


Conversazioni in libreria

Conversazioni in libreria
Giovedì 19 settembre, ore 17,30 presso Libreria Popolare - Via Tadino,18 - Milano
Alessandra Paganardi e Mauro Ferrari presentano le nuove raccolte poetiche:

Maria Gabriella Giovannelli - Sole Rosso

Per info: Tel.02 29513268 info@libreriapopolare.it


Il campo dei Colchici

Una storia condotta sul filo del thrilling.

Sullo sfondo le Dolomiti. Un incontro apparentemente casuale tra Paolo, un giovane alla ricerca di tradizioni sui luoghi divenuti patrimonio dell’umanità, e una donna, Anna, affascinante e nello stesso tempo misteriosa, dà origine ad una storia che tiene avvinto il lettore fino al suo epilogo.

Cos’è accaduto ad Anna? I suoi occhi neri, ipnotici, nascondono un dramma, un passato al limite della follia. Dietro una famiglia apparentemente normale possono celarsi tragedie inconfessabili.

” Il campo dei Colchici” di Maria Gabriella Giovannelli – 2009 – Edizioni Joker – pp. 216

Brani Tratti dal Libro

Giovannelli_libroLa sera scendeva sulla valle e le montagne d’intorno sparivano lentamente dietro un velo di nebbia. Faceva molto caldo. Lei era affacciata ad una finestra, al secondo piano dell’unica casa-albergo del passo. Mi fermai ad osservarla: guardava verso un punto lontano, come se con lo sguardo volesse valicare monti e pianure e raggiungere qualche cosa che era al di là. Aveva i capelli color nero corvino, diritti sulla fronte, leggermente più lunghi sotto le orecchie e dietro, lungo il collo. Creavano un evidente contrasto con la pelle chiara del viso dai lineamenti sottili. Dopo aver visto partire l’ultima corriera, si mise un asciugamano sulle spalle ed incominciò a pettinarsi, spazzolando a lungo quei capelli già diritti.

Entrai nell’albergo-rifugio: la sala del bar era deserta; sui tavoli c’erano i resti delle consumazioni e l’ambiente emanava una sensazione di squallore. Fui preso dalla tentazione di andarmene, stavo per farlo quando qualcuno alla mie spalle mi chiese che cosa desiderassi. Mi voltai: vidi vicino al banco della cassa un uomo di media età, non molto alto, robusto, leggermente stempiato. I suoi modi erano gentili, anche se qualche cosa di lui non mi convinse fin da principio. La mia fu una sensazione immediata, quasi epidermica. Chiesi di poter alloggiare lì per una notte; l’uomo aprì la porta che dava sulle scale e chiamò qualcuno a voce alta.

– Dovrà accontentarsi – disse poi incominciando a raccogliere carte, bicchieri e piatti sporchi – siamo al completo in questa stagione.

[…]

 

 

Terminato il pasto, non avevo alcuna intenzione di chiudermi in camera: quell’ambiente mi rattristava. Mi infilai la giacca a vento e uscii sul piazzale antistante il rifugio. Aveva momentaneamente smesso di piovere; la valle era immersa nel buio ed ogni cosa assumeva un aspetto strano, quasi irreale. Le montagne erano grandi macchie nere sulla cui sommità s’intravedeva un pallido chiarore. Mi accorsi poi, l’indomani, che aveva nevicato sulle alte cime. Qua e là si scorgevano luci, come piccoli fari di riferimento nella vallata. Poco distante doveva scorrere un torrente; nel pomeriggio non l’avevo visto, ora, nel silenzio, la sua voce era intensa e roboante. La curiosità fece sì che m’incamminassi nella direzione dalla quale proveniva il rumore dell’acqua. Feci pochi metri, poi all’improvviso sentii l’impulso di tornare indietro, come se fossi stato assalito dai fantasmi della mia fantasia. Accesi la pila che avevo portato con me; sotto il riflesso di quella luce, la natura circostante assumeva strane conformazioni. Mi fermai e rimasi al buio: nell’oscurità mi sentivo più sicuro. Fatti pochi passi mi ritrovai nel piazzale antistante il rifugio, dove arrivavano confuse le voci dei ragazzi. Mi sedetti su un masso e rimasi lì, per una decina di minuti, senza pensare a nulla. Stranamente ora provavo un profondo senso di pace. Il buio non mi dava più fastidio; anche la mia vista vi si era abituata.

A poco a poco sentii che l’umidità mi penetrava nelle ossa e decisi di rientrare. Alcuni ragazzi erano saliti in camera, altri giocavano a carte; il prete, in disparte, vicino al caminetto acceso, leggeva. Come entrai nella sala sollevò lo sguardo dal libro e mi sorrise.

 […]

 

 

– Conosco bene questi luoghi, perché, come le dicevo, ci sono nato. Quante cose ho visto cambiare! So anche fare la voce grossa quando accade qualche cosa che non mi va! Non dovevano ad esempio lasciare che costruissero qui davanti quel parcheggio… e tutti quei pullman che vanno avanti e indietro per la vallata, sempre avanti e indietro! Per la miseria, non sarebbe successo!

– Cosa accadde?

– È una storia lunga, gliela racconterò un’altra volta: ci vogliono molta calma e tempo per capire.

La vicenda incominciò ad interessarmi: quella sensazione strana che avevo provato entrando in quel luogo, quel misto di attrazione e di mistero che aleggiavano intorno ad Anna mi intrigavano sempre più.

L’uomo si fece d’un tratto pensieroso e poi, come per concludere un ragionamento fatto mentalmente – Purtroppo la signora Anna non vuole andare via da qui – disse alzandosi e chiudendo il libro che aveva in mano.

– Perché?

– La conosco fin da quando è nata; potrebbe essere mia figlia, si fa per dire. Quando butteranno giù questa casa – continuò tornando a sedersi – anche per me sarà difficile trovare un posto dove andare a passare l’estate con i miei ragazzi. A me non piacciono i cambiamenti; quando mi affeziono ad un posto, ci ritorno sempre.

[…]

 


Convivio letterario

Negli anni settanta ha collaborato come scrittrice e critica con  “Convivio letterario - Accademia ideale dei Poeti e degli Artisti d’Italia” diretta dal Prof. Filippo Fichera, la cui raccolta si trova presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano; con la rivista La “Bitta” mensile di Arte, Lettere e Scienze. Direttore Di Domenico.

 

Negli anni ha collaborato con varie testate giornalistiche.


Premio di Poesia "Parole in Fuga" - 2013

Aletti Editore
Roma
2013

Premio di poesia “Parole in Fuga” indetto da Aletti Editore - Roma.

Finalista con la poesia: "Paura" inserita nella silloge "Parole in Fuga" Vol.9


Suggestioni Teatrali contemporanee

Alexandri Scriptori festival
Alessandria
2013

Pro(getto)scena in collaborazione con Tragos e Alexandria Scriptori Festival 2013 ha realizzato nell’ambito del Festival la tavola rotonda “Suggestioni Teatrali contemporanee presso il Palazzo Monferrato di Alessandria. Interventi di Maria Gabriella Giovannelli, Presidente di Pro(getto)scena, ideatrice del Concorso Europeo di Drammaturgia Tragos;Nuccio Lodato, critico cinematografico e teatrale, docente di storia e critica del cinema e progetti per il teatro e lo spettacolo presso l’Univeristà di Pavia; Lorenzo Praticò, vincitore del Premio Contemporanea Laboratorio Teatrale 2013. Coordinamento di Alessia Baldi, organizzatrice del Festival.